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Fahrenheit 9/11

Ring del 03 09 2004

 
 
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Contro

Recensione contro

Il "non film" del giullare

di Lucio Carbonelli

Prima cosa questo non è un film, ma un documentario; il girato originale di Moore probabilmente è molto poco, eppure questo "film" ha vinto a Cannes: la Palma d'Oro!
Cioè il premio (uno dei) che dovrebbe designare il film più bello dell'anno… ora la domanda è: è questo il miglior prodotto cinematografico dell'anno? Io credo di no, quindi la Palma è immeritata secondo il mio modesto (modestissimo) parere.
Questo non è un film, lo ripeto, ma un documentario, e certo a qualcuno la questione potrà sembrare oziosa: sappiamo tutti benissimo che la vittoria a Cannes è stata votata per ragioni politiche, è chiaro. La vittoria a Cannes serviva affinché Moore avesse una distribuzione americana e sul film ci fosse più attenzione mediatica possibile alla luce delle nuove elezioni americane: questo è chiarissimo. Ragioni giustissime, aggiungerei.
Ma io che sono un umile scribacchino che si occupa di Cinema (bene o male, non sta a me dirlo) e non certo un politicante di professione (anche se ogni cosa è politica), guardo al lato filmico della faccenda e non a quello politico: è per questo che dico che il film non mi è piaciuto.
Moore il giullare è tornato a mostrarci quello che lui (e solo lui) vuole mostrarci, trucchi e trucchetti a profusione: ancora una volta ci presenta la sua verità ma non ci dice come ci è arrivato, a quella verità, proprio come accadeva in "Bowling for Colombine", ci mostra delle interviste e guarda caso tutte le persone intervistate dicono quello che lui vuole sentirsi dire, proprio bravo, ma chi sono queste persone intervistate?
Chiamo Moore giullare non per offenderlo ma per dire che la sua esistenza, in qualche modo, serve proprio a dimostrare quanto sia munifico e democratico il padrone, che grande paese sia l'America che permette anche ai dissidenti di parlare: "That's a great country, yeah", dice lo stesso Moore. Insomma un po' come accade dalle nostre parti con "Striscia la notizia" e "Le Iene", importanti e giusti quanto si voglia, ma pur sempre buffoni alla corte di Berlusconi. Certo, sia chiaro anche questo, che io sono dalla parte di Moore, cioè le sue idee sono le mie idee, la penso proprio come lui, è il suo stile che non mi piace perché si nutre della stessa faziosità di cui si nutre il potente di turno che vuole mettere alla berlina.
Ok, Bush ha rapporti con i sauditi, scorrono soldi e petrolio… ma poi? Spesso sembra che questo film non approfondisca, ma rimanga in superficie, sia un film superficiale quindi: chi c'è davvero dietro all'attentato delle Torri Gemelle? Questo, Moore non si azzarda a dirlo, certo accenna un movente (e nemmeno chiaramente) ma non nomina mandanti: paura di essere tacciato di anti-americanismo? That's a great country, yeah.
Il "film" poi si fa confusionario quando si parla del periodo immediatamente successivo all'attentato, giusto per fare un esempio: insomma Bush lo cercava questo Osama Bin Laden come esecutore e mandante dell'attentato, o no? Leggendo i giornali dell'epoca a me è sembrato di sì, ma Moore ci dice di no perché Bush era (è) in affari con la famiglia Bin Laden, eppure dopo un po' ci mostra i cowboy anglo-americani all'attacco del povero Afghanistan. Bah.
Vedendo questo film l'impressione è che questo è quello che vogliono gli Americani: controinchieste spettacolari per una politica che si è fatta spettacolo, (lo spettacolo di) Moore vs (lo spettacolo di) Bush insomma, e che vinca il migliore, proprio come un incontro di wrestling…
E allora bene le immagini della madre che prima esalta l'Esercito Americano come ottimo datore di lavoro e poi piange il figlio morto in guerra come se fare il soldato non comportasse dei rischi, bene le immagini dei bambini iracheni morti, bene le immagini dei soldati americani massacrati: tutte immagini che toccano nel profondo facendo rabbrividire di commozione, certo, ma proprio perché immagini altamente spettacolari con tanto di accompagnamento musicale giusto; meglio un videoclip che semplici e freddi dati, no?
Sicuro che quando si vedono due marines (o quello che sono) andare in giro a reclutare ragazzini di 14 anni e comportarsi/parlare come due macchiette comiche, un minimo di sospetto viene: come ha fatto Moore a filmarli? Chi gli ha dato il permesso? Loro? Se lo ha fatto di nascosto, ma ne dubitiamo, come faceva a sentire cosa dicevano in macchina? Insomma quei due soldati, seppur plausibili, erano due attori?
Cosa è messinscena e cosa no?
Ancora più agghiacciante e sinistro è lì dove la Realtà più vera incontra inconsapevolmente (?) lo Spettacolo più profetico: certo non si può credere che l'arresto dell'irakeno che richiama alla mente l'arresto immaginato dal grande visionario Terry Gilliam in Brazil sia una citazione voluta… o forse sì? Come faceva Moore ad essere lì? O meglio, come ha avuto quel materiale?
Il mio non è disilluso cinismo, ma sano scetticismo contro cotanta faziosità… Trust no-one, diceva qualcuno.
In conclusione qualcosa mi è piaciuto però, sì: il Caos buio e senza speranza post-attentato, anche se già visto con il messicano Innarritu di 11-09-2001, un vortice di carte grigie filmato al rallentatore, la nostra vita, quella di tutti sì, che se ne vola via, oppure il discorso sulla paranoia e la paura indotte dallo Stato, oppure l'analisi (naturalmente incompleta però) dell'insensato e incoerente Patriot Act che considera i pacifisti dei nemici ma poi permette a tutti di portare accendini e fiammiferi in aereo, oppure l'assalto ai senatori che non mandano in guerra i propri figli, oppure il finale (ma lo stesso inizio rivelatore) che cita George Orwell; ma, finito lo stupore e il turbamento, restano tante domande senza risposta: a queste domande credo che sia mille volte meglio (tentare di) rispondere con inchieste come quelle fatte da Report di Milena Gabanelli piuttosto che con le inchieste spettacolo di Michael Moore, perché io, forse perché europeo chissà, preferisco i pensieri concreti allo spettacolo vano.
La triste constatazione è che, sia detto senza cattiveria o snobismo, forse la maggiorparte degli americani (del Mondo?) capisce solo lo spettacolo di Moore: è il loro linguaggio oramai… e allora, sì, a questo punto mi auguro vivamente che questo film faccia il suo dovere fino in fondo e l'idiota (non merita nemmeno la maiuscola) filmato da Moore salti in aria una volta e per sempre e venga sconfitto insieme a tutto il suo clan, perché questo è un "film" anti-Bush e non anti-USA e va bene così, ma siamo tanto sicuri che un "film" possa questo?
Visto come va il Mondo, il pessimismo permane: ci accorgiamo infatti che non ci sono state ancora le dimissioni di nessuno, né alcuna inchiesta è stata aperta, a seguito dell'uscita di questo film negli USA. Inoltre, persone come Bush sono sempre esistite e sempre esisteranno.
Quindi si torna sempre lì, alla funzione del buffone di corte: lui grida che il re è nudo, ma intanto il re è ancora lì a guadagnare, a far guerra e comandare… anche se questo re si avvicina pericolosamente all'essere buffone anche lui, talvolta.
Ma se il buffone riuscirà, in un modo o nell'altro non importa, a farsi ascoltare e cambiare una cosa da niente tipo l'esito delle prossime elezioni americane, dopo aver detto "salute al ladro!" diciamo anche: salute al buffone!

 
 
 
 
 
 
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A favore

Recensione a favore

La politica? e' tutta intorno a te...

di Sara Troilo

Non occorre essere lombrosiani (anche se questa posizione facilita le cose) per guardare in faccia George W. Bush e pensare istantaneamente "Questo qua e' cretino forte".
Da questo punto di vista Michael Moore ha avuto vita facile, non aveva nemmeno da dimostrare che Bush e' un fessacchiotto, spesso infatti si e' limitato a montare immagini con la monoespressione del presidente degli Stati Uniti che fissa un punto imprecisato davanti a se' per lunghissimi minuti senza mai testimoniare la presenza di onde cerebrali nella scatola cranica. Il gioco, pero', non e' questo. Il gioco proprio non c'e'.
L'ironia di Moore sta semplicemente nel raccogliere i frutti di una realta' che si palesa (e si agita anche) per farsi riconoscere come tale, esistente, gigantesca, grottesca e molto, molto dannosa.
Allora come e' potuto accadere? Facciamo un passo indietro, torniamo a Bowling a Colombine, il precedente (e fortunato) documentario firmato da Moore. Li' la domanda era: "Perche' in America i morti per armi da fuoco ogni anno sono dell'ordine della decina di migliaia e negli altri paesi del mondo non si supera nemmeno la quota 500?". Un quesito legittimo, lineare e semplice eppure credo che in pochi se lo siano mai posto. Da quel punto di partenza il documentario procede a volte lungo una linea retta, altre volte cambiando improvvisamente rotta e anche ipotesi. Lo stesso Moore nell'intervista contenuta nel DVD del film dice che non aveva una tesi da dimostrare e nemmeno una strada da percorrere, mentre girava si incuriosiva e seguiva le proprie intuizioni e fu cosi' che arrivo' in Canada.
A esemplificazione di questo modus operandi a un tratto il regista si domanda se la soluzione al proprio quesito non stia nella diffusione delle armi e varca la frontiera con il Canada. Li' scopre che no, in Canada moltissimi cittadini possiedono almeno un'arma da fuoco e, nonostante cio', non escono in strada a sparare ai vicini e ai passanti.
La domanda rimane, cio' che importa e' lo stimolo. Non prendere per buono cio' che accade, pare che dica l'autore del documentario, non abituarti alle sparatorie nelle scuole, la soluzione non sono le perquisizioni prima di entrare in classe, cio' che importa e' interagire con il reale, fargli domande e metterlo costantemente in dubbio, comunicare con il proprio tempo.
Veniamo a Fahrenheit 9/11 e al suo protagonista Bush che e' l'uomo sul cui capo pesano valanghe di morti. Nel prologo si accenna alle manovre sporche utilizzate dai repubblicani per vincere le presidenziali, manovre che hanno preceduto e seguito il voto, sia chiaro. Si apre poi una monografia sull'eletto (il candidato eletto), studiato come fosse un lepidottero, ammesso che i lepidotteri passino piu' di meta' della propria vita sui campi da golf. Stavolta il punto di partenza e' l'incredulita' che una realta' tanto deviata e tuttavia accettata fa scaturire. Questa volta Moore fa l'entomologo: quest'uomo, questo qui con i suoi occhietti piccoli e vicini, questo scansafatiche mantenuto che possiede la medesima capacita' di reazione di un sottobicchiere e gli stessi riflessi di uno stendibiancheria e' il nostro presidente.
E' stato eletto in modo discutibile, si e' fatto quattro mesi di vacanza e quando hanno tirato giu' come birilli le Twin Towers leggeva La mia capretta insieme ai bambini di una scuola elementare. Di nuovo dal documentario riceviamo l'invito a farci domande e a cercare risposte plausibili. Dal momento che, in seguito all'attacco subito in patria in quell' 11 settembre 2001, Bush e i suoi sorridenti compari non hanno avuto nemmeno un momento di esitazione a hanno cominciato a bombardare il mondo senza guardare alla differenza tra civili e militari, non c'e' un ambito che si possa definire non politico, non se abiti in un paese di quelli che si definiscono "civilizzati" e cioe' con un impatto immane sul mondo intero.
I soldati, allora? Quelli che partecipano attivamente allo sterminio, i soldati americani, si', sono davvero convinti di farlo per il bene del proprio grande paese? Alcuni lo sono prima di partire, poi prendono coscienza della realta' grottesca e si pongono quelle stesse domande che portano gli esseri umani a sviluppare il famoso spirito critico. Le famiglie patriottiche? Quando muore loro un figlio in guerra si fanno domande, si', si chiedono se ne valga la pena. I senatori invece, quelli gia' ce l'hanno il contatto con la realta' o magari hanno solo piu' immaginazione e non mandano i propri figli in Iraq. L'America sara' anche un grande paese, ma i propri figli li preferiscono vivi. Il punto di forza di Michael Moore e' ragionare in termini di target, inevitabile quando il punto di arrivo e' scuotere le coscienze sopite. La tattica e' strategica: non e' mai prolisso, mai eccessivo, mai, intendo nemmeno per un secondo, passibile di essere tacciato di antiamericanismo, praticamente impossibile da ingabbiare in una delle briglie comode che i reazionari preparano per i "ribelli". Nelle interviste si pone sempre sul medesimo piano dell'intervistato, chiunque esso sia, non v'e' traccia alcuna di snobismo, ne' alcun atteggiamento giudicante.
Lo stile che utilizza fa costantemente i conti con la soglia di attenzione bassa dell'individuo diseducato alla visione di prodotti differenti dal film d'azione e la scelta dei brani musicali che accompagnano le immagini aiutano a mantenere sveglio anche lo spettatore piu' recalcitrante. Rispetto al metodo intuitivo di Bowling qui l'indagine e' piu' sistematica, lo scheletro e' piu' preciso e l'andamento piu' incanalato. L'errore piu' comune, probabilmente, e' pretendere che opere di questo tipo risolvano questioni internazionali, in nome di chissa' che cosa.
Non e' dai documentari che si deve pretendere una risposta, non e' a loro che si chiedono prove. Il fine di documentari come questo e' quello di insinuare in ogni spettatore il dubbio che quello che ha fatto il regista lo puo' fare chiunque: farsi domande, cercare risposte, fregarsene delle versioni ufficiali, credere alle proprie impressioni, pretendere che il nostro tempo dialoghi con noi. Credere che esistano nella nostra vita ambiti non politici e' come credere che esista babbo natale, peggio, come credere al milione di posti di lavoro! Come individuo politico, come cittadina di un paese che versa in pessime condizioni, anche, sottoscrivo il gesto forte della giuria di Cannes che ha assegnato a Fahrenheit la palma d'oro. Probabilmente in questo periodo non ci possiamo permettere l'arte.

 
 
 
 
 
 
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Commenti
 

I lettori hanno scritto 9 commenti

 
 
utente
Angelus
  • commento Sì, sì, sto lavorando a dei... provvedimenti, delle... cose. Sì... prenderò delle decisioni sì... riguardanti... beh... lo vedrete, lo vedrete.
 
 
 
 
 
utente
Ginger
  • commento hanno buttato giu' le torri gemelle, presidente. doh.
 
 
 
 
 
utente
George W. Bush
  • commento Emh... ah... oh... Nice website.
 
 
 
 
 
utente
Angie
  • commento utile.. bello vero..e finalmente smaskera tutto qll ke c'è dietro la facciata bush..in + palma meritatissima x un genio kn le palle cm lui..
 
 
 
 
 
utente
Checco
  • commento Sara batte Lucio! Il secondo appare un po' disinformato (che non abbia visto con attenzione Bowling?) Comunque belli questi ring! Ciao
 
 
 
 
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