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Info
 

The Bourne Ultimatum

Ring del 11 11 2007

 
 
    Dati
  • Questo ring è stato letto 4342 volte
 
 
 
 
 
 
 
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Contro

Recensione contro

Si conclude la saga di Jason Bourne

di Elena De Dominicis

(attenzione: contiene spoiler!)


Lola corre va, anzi è andata. La fidanzata di Bourne (Franka Potente) è morta e lui, rimasto solo, continua a cercare di capire chi è, scappando ma al tempo stesso inseguendo i suoi ex colleghi dei servizi segreti americani. Come nei precedenti film, il protagonista si sposta in vari punti del mondo, dimostrando di conoscere a menadito l'urbanistica e la viabilità delle maggiori capitali mondiali. Il film nel primo tempo è scontato, già visto e la tecnica della camera a mano rende ciò che accade talmente concitato che diventa difficile distinguerne i movimenti e quindi l'abbiocchetto è in feroce agguato. Paradossalmente il tutto si rianima nel secondo tempo, dove la sceneggiatura si fa più interessante suggerendo allo spettatore che le teorie cospirative dei servizi deviati che tanto vanno di moda e che tanti proseliti fanno tra il pubblico mondiale potrebbero essere reali.

Per esempio in Marocco un agente assoldato per eliminare Bourne utilizza allo scopo quello che i media ci hanno abituati a pensare come simbiotico con gli arabi: le bombe. Quando sentiamo parlare di attentati terroristici per mano del mondo islamico dietro potrebbero esserci gli Stati Uniti che cercano di eliminare qualche loro dipendente impazzito o semplicemente ribelle e determinato, sfruttando appunto un pregiudizio o una routine consolidata per mascherare le loro malefatte. Bourne è appoggiato da una collega (Julia Stiles) riconosciuta dai grandi capi della dirigenza come un elemento da poter eliminare. Bellissima la scena del combattimento tra Matt Damon e il killer arabo, se è proprio l'attore che interpreta le scene d'azione senza stuntman allora tanto di cappello al talented Mr Damon.

Questo film non è niente di speciale, se non fosse che offre delle soluzioni registiche davvero affascinanti , come gli scontri tra le macchine in inquadrature soggettive dal punto di vista dell'automobile colpita e un bellissimo volo di un'auto inquadrata in cambiamento di campo in piano sequenza. Tutta la parte più significativa del film è concentrata nel finale, dove vediamo come la CIA possa essere la cellula impazzita di un sistema dove tutto è coordinato perfettamente o quasi e dove non c'è spazio per l'umanità perché chi valuta l'uomo in quanto essere umano, perde. Secondo questo film siamo noi che decidiamo cosa e come essere e dobbiamo farci carico delle nostre responsabilità, comprese le scelte inutili che ci accolliamo da soli, e ciò che emerge chiaro è che gli americani sono persone super organizzate, potentissime, che tendono le fila di qualsiasi ragnatela spionistica e cospirativa a livello mondiale. Qualsiasi cosa succeda la CIA lo sa o forse addirittura è proprio la stessa agenzia che organizza attentati, depistaggi, assassini e morti "per cause naturali" o accidentali al fine di pilotare le dinamiche diplomatiche internazionali. Bourne è una pedina , ha deciso lui di esserlo, ha deciso lui di cancellare tutto quello che era, chissà forse era uno di quei ragazzotti adescati da giovani in divisa ai supermercati americani delle sperdute cittadine americane dove non succede mai nulla, forse voleva sentirsi utile, di certo credeva in quello che faceva senza valutare che nel momento in cui sarebbe diventato autonomo qualche dirigente particolarmente intraprendente avrebbe cercato di eliminarlo e lui avrebbe poi perso tutto, oltre a quello al quale aveva già rinunciato, cioè se stesso. Gli stessi dirigenti di cui sopra vogliono eliminare chi invece crede in Bourne, proprio perché è ormai chiaro che i conti non tornano e che forse chi vuole aiutare il nostro smemorato protagonista comincia a rendersi conto che rischia la vita per mano proprio dei più stretti collaboratori. Insomma si conclude la saga della trilogia che poteva benissimo limitarsi a due film, ma ormai la tendenza di Hollywood è quella del non c'è due senza tre.

 
 
 
 
 
 
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A favore

Recensione a favore

Il ritorno dell'adrenalina

di Sara Troilo

Nuovo e conclusivo (forse) capitolo per la saga di Jason Bourne, personaggio nato dalla penna di Robert Ludlum e portato sullo schermo da Tony Gilroy, che torna a farsi vivo dopo The Bourne Identity (molto bello) e The Bourne Supremacy (non proprio all'altezza del primo, ma comunque godibile) con questo The Bourne Ultimatum. L'agente super addestrato Jason Bourne è sempre più intenzionato a sollevare il coperchio delle operazioni segrete della CIA e a riconquistare la propria memoria; ciò che lo muove è la salda intenzione di vendicare la fidanzata uccisa. L'agente torna sui propri passi partendo da ciò che possiede e da alcuni brevi sprazzi di memoria che arrivano sotto forma di flashback di un bianco sparatissimo che ci porteranno al momento dell'addestramento di Buorne. Dal primo secondo fino a metà circa del film non si ha un attimo di tregua: l'azione imperversa, è velocissima, mantiene molto alta la tensione e il nostro eroe gioca sul limite dell'istante che può essergli fatale. Il racconto è strutturato su una sorta di campo e controcampo che vede da un lato il percorso a ritroso di Bourne e dall'altro la CIA nel dispiego massimo di ogni uomo e mezzo abbia a disposizione.


In affetti il limite del film è proprio la CIA: questa grande organizzazione statunitense la cui longa manus non ha confini nel mondo e che disponde di attrezzature avveniristiche, sofisticate e visiblmente costose. Ciò che fa sorridere ormai è proprio questo topos con cui ci si scontra inevitabilmente quando si parla di CIA, ma anche di polizia scientifica, o CSI che dir si voglia. Probabilmente l'intento è quello di rassicurare i cittadini americani, perchè un inento dev'esserci al di là del fatto che ormai la codifica è avvenuta e sfatare il mito non tocca certo a questa saga. Si diceva però della contrapposizione di forze, l'agente sfuggito al controllo dell'organizzazione è fortemente connotato in senso umano, anche più che nel secondo episodio dove si fidanza con Marie Helena Kreutz (Franka Potente), e l'unione di sentimento e addestramento paramilitare si rileva essere una miscela esplosiva. Perchè Bourne è rinato numerosissime volte e si è reinventato altrattanto spesso, tant'è vero che lo vediamo immerso nell'acqua più che asciutto per tutta la durata del film in nome dello svelamento della metafora psicoanalitica propria della didascalia americana. Ormai non è più un killer spietato che esegue gli ordini, ma una persona che si rivolge domande sui compiti che gli vengono assegnati e chiunque pensi, e sia perciò dotato di spirito critico e curiosità, è molto pericoloso e va eliminato. Dall'altra parte della barricata, però, c'è una donna che non è d'accordo sulla linea dura e questo complica la vita dei due capi massimi della CIA.


Quando le contrapposizioni personali emergono e le implicazioni sentimentali si svelano del tutto, però, l'interesse cala e anche il ritmo del film che sul finale diventa prevedibile. Niente che possa cancellare quella prima mezz'ora vissuta con il cuore in gola e gli occhi rivolti a inseguimenti rocamboleschi, scene di lotta eseguite con le più raffinate arti marziali (di cui si fa ampio sfoggio) e rapidissimi cambi di inquadratura con uso esteso di macchina a mano. Con The Bourne Ultimatum funziona così: ci si siede in sala, magari evitando gli spot che ammorbano i multisala, si aspetta pazientemente che il trailer del film con Vaporidis finisca (è interminabile, una vera tortura) e subito la storia di Bourne coinvolge fino al midollo. Senza dare tregua, senza lasciare il tempo di pensare ai fatti propri, cancellando come fa l'onda con una scritta sulla sabbia tutte le riserve sulla famigerata terza parte di una saga, ci si ritrova catapultati da Torino a Parigi, a Londra e poi a Tangeri a seguire una corsa frenetica di finestra in finestra con passaggi sui tetti. Telecamere, telefonini cellulari, bombe e cecchini, niente sembra poter fermare il nostro uomo perchè lui prevede le mosse del nemico e sa come muoversi; ma nessuna illusione, tutta questa ostentazione di sicurezza non rende certo gli spettatori meno ansiosi di conoscere il suo destino!


Si può affermare che siamo di fronte a un evento: una saga che regge bene per tre episodi non è una notizia di tutti i giorni e se facendo un discorso in senso assoluto The Bourne Ultimatum è un ottimo film d'azione, si può aggiungere, spostando il discorso sui tre film, che questo ultimo ne alza decisamente il livello e, pur non godendo dell'originalità del primo per ovvi motivi, riesce ad appasionare e a rinnovarsi nel linguaggio cinematografico con riprese che stanno dietro al ritmo della storia narrata.

 
 
 
 
 
 
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