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libera critica cinematografica

 
 
 
 
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Locandina
 
 
 
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Trama

Durante la seconda guerra mondiale Shanghai è occupata dai giapponesi. Un signora visibilmente molto ricca e sofisticata entra in un caffé e, durante un'attesa, ricorda chi è davvero e le vicende che l'hanno trasformata in quello che è diventata. LEONE D'ORO alla 64ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

 
 
 
 
 
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Voti

Il voto del redattore

  • voto
  • 3.5/5
  • valutazione
  • Un grande film difficile e imperfetto
  •  
 
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Il voto dei lettori

  • voto medio
  • 4.7/5
  • numero votanti
  • Questo film è stato votato da 2 lettori
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Info

Lussuria - Seduzione e tradimento

di Ang Lee

 
    Dati
  • Titolo originale: Se jie
  • Soggetto: Tratto dal romanzo omonimo di Eileen Chang
  • Sceneggiatura: Wang Hui-Ling, James Schamus
  • Genere: Drammatico - Thriller
  • Durata: 156 min.
     
  • Nazionalità: Cina, U.S.A.
  • Anno: 2007
  • Produzione: Focus Features
  • Distribuzione: BIM
  • Data di uscita: 04 01 2008
 
 
 
 
 
 
 
 
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Recensione

L'introspezione che a tratti dimentica lo spettatore

di Riccardo Lupoli

Shangai, 1941. Nel bel mezzo della durissima occupazione giapponese della città, una studentessa universitaria di nome  Wong Chia Chi viene lasciata sola dal padre fuggito in Inghilterra. Durante le lezioni conosce un altro studente molto intraprendente, Kuang Yu Min, che vuole mettere in piedi una compagnia teatrale allo scopo di mantenere vivo lo spirito patriottico della gente. Wong diviene così la prima attrice della compagnia, riuscendo a conquistare sia il pubblico che Kuang. Il giovane, sull'onda dell'entusiasmo per la buona riuscita di uno spettacolo, convince un gruppetto di studenti a mettere in atto un piano radicale e ambizioso per assassinare un importante collaborazionista del governo fatoccio cinese: il signor Yee.  Ogni studente è incaricato di recitare un ruolo: Wong sarà la signora Mek, che prima conquisterà la fiducia di Yee diventando amica di sua moglie e poi lo sedurrà. Il piano procede secondo quanto stabilito, e Wong affronta un mutamento sia a livello esteriore che interiore, finchè un fatale imprevisto non la costringe alla fuga. Intanto l'occupazione e la guerra continuano, e Wong, nel frattempo emigrata ad Hong Kong, riprende a studiare cercando di tirare avanti. Con sua grande sorpresa però, Kuang rientra nella sua vita: ora fa parte della resistenza organizzata, e le affida nuovamente l'incarico di recitare la parte della signora Mek in un nuovo tentativo di uccidere Yee, il quale ha assunto un ruolo ancora più importante all'interno del governo. Wong riveste così i suoi vecchi panni, e avvicinandosi sempre di più alla sua preda, scopre a sue spese quanto sia difficile indossare una nuova identità senza provarne anche le emozioni.

Davvero difficile decifrare quest'ultimo lavoro di Ang Lee, ancora una volta trionfatore all'ultimo festival di Venezia. Un film sontuoso, conturbante, forte di una regia chirurgica, di una straordinaria fotografia liquida. Eppure, qualcosa al di là dell'eccessiva lunghezza sfugge, non tanto all'interno della storia di questa sofferta "epopea" quanto nel suo complesso meccanismo narrativo. Probabilmente la chiave sta tutta nel cercare di penetrare nelle emozioni dei protagonisti, rese attraverso i caratteri ben delineati dei personaggi, la loro perennemente traballante condizione psicologica mai svelata del tutto dai dialoghi che sono celati dietro agli sguardi. Così  come Brokeback Mountain, anche Lussuria parla di una relazione nascosta, tormentata, imperfetta, contrastata da cose e persone. Una rapporto in cui solo chi ne prende parte conosce il vero volto dell'altro, quello che non viene svelato a tutti; c'è sempre un nuovo segreto che affiora, un frammento in più che viene catturato. La storia vive sul rovesciamento progressivo della situazione iniziale: Wong viene poco alla volta deteriorata dalla relazione e dal suo stesso ruolo, finisce per divenire la vera preda, la vittima del gioco come ammetterà in qualche modo lei stessa. E Yee sottrae progressivamente qualcosa all'interiorità di Wong, riversando su di lei ciò che fa l'occupazione giapponese col suo paese: ne occupa il corpo con violenza e le ruba l'anima svuotandola. Ed è un vero e proprio azzeramento quello che investe Wong alla fine di tutta la vicenda, quando nei bellissimi minuti finali tutto ciò che ha lentamente costruito le ricade addosso come un fardello insostenibile, quasi a voler simboleggiare che in fondo non siamo mai veramente padroni del nostro destino ma soprattutto delle nostre emozioni. Un'anima che Yee sembra invece non possedere, non ha un momento di cedimento, è deciso nella meticolosa ferocia con cui perseguita duramente i suoi stessi connazionali, e anche i momenti in cui sembra provare dei sentimenti puri vengono rovesciati l'istante successivo dal riaffiorare della sua indole violenta e irremovibile. Il sesso viene infatti vissuto da Yee in maniera  repressiva e disturbata, è più che altro un modo per scatenare qualcosa dentro di sé senza curarsi della sensibilità altrui.

Ang Lee costruisce tutto ciò come un immenso ritratto di un'epoca in cui le vicende storiche sono soltanto una circostanza di sfondo che rende possibile lo scostante incontro di queste due personalità, apre le porte al loro studio, al loro collasso interiore, alla lenta discesa verso una tragedia che pare annunciata sin dal primo istante insieme. Tutto è costruito con precisione glaciale, forse dimenticandosi troppo spesso dello spettatore che in più parti dell'opera è costretto ad assistere alla storia senza riuscirvi veramente a prendere parte. Senz'altro un grande film imperfetto.

 
 
 
 
 
 
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Commenti
 

I lettori hanno scritto 1 commento

 
 
Chiara Orlandi
Chiara Orlandi
  • indirizzo IP 213.140.11.141
  • data e ora Mercoledì 16 Gennaio 2008 [18:40]
  • commento io ho trovato questo film magnifico. inoltre non mi è parso che l'introspezione di Lee fosse così alienante. l'argomento è complesso e la sceneggiatura non si presta "bene" allo spettatore occidentale
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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