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libera critica cinematografica

 
 
 
 
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Voti

Il voto del redattore

  • voto
  • 2/5
  • valutazione
  • Sciarra scende dalla 2 cavalli per portarci una storia di gelosia mortale ambientata in una cupa e claustrofobica Lugano.
  •  
 
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Il voto dei lettori

  • voto medio
  • 4.5/5
  • numero votanti
  • Questo film è stato votato da 1 lettore
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Info

Quale amore

di Maurizio Sciarra

 
    Dati
  • Titolo originale: Quale amore
  • Soggetto: Maurizio Sciarra, Claudio Piersanti
  • Sceneggiatura: Maurizio Sciarra, Claudio Piersanti
  • Genere: Drammatico - Sentimentale
  • Durata: 97 min.
     
  • Nazionalità: Italia
  • Anno: 2006
  • Produzione: Rai Cinema, Lumière & Co., TSI -Televisione Svizzera, AMKA Films
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Data di uscita: 00 00 0000
 
 
 
 
 
 
 
 
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Recensione

Zelig vs. Distretto di Polizia

di Emanuel Perico

"Non è la gelosia! Quello che sento, quello che sento dentro! È più una malattia che non ci riesco che non capisco proprio!!!" Così cantava tempo addietro il noto rocker nostrano Rossi Vasco, i cui versi ci rimbalzano improvvisamente nella testa e nei quali forse possiamo trovare un rimando alle situazioni descritte nella pellicola di Maurizio Sciarra. Liberamente, ma neanche troppo, ispirato al romanzo di Lev Tolstoj Sonata a Kreutzer  (della quale rimane ben poco), il regista di Alla rivoluzione sulla 2 cavalli mette in scena una tragedia annunciata nella quale Andrea (un sempre più navigato Giorgio Pasotti) recita la parte di un giovane rampollo dell'alta società svizzera che, dopo aver massacrato la moglie Antonia (un'intensa Vanessa Incontrada) e scontato alcuni anni in un manicomio criminale, viene rimesso in libertà. Racconterà la sua vicenda ad uno sconosciuto in aeroporto (il redivivo Arnoldo Foà) in attesa di partire per le Americhe a trovare i figli che non vedeva più dai tempi dell'efferato delitto. Lunghi flashback ci fanno scoprire le varie fasi della vita di Andrea: conosce Antonia ad un concerto in piazza a Lugano, lei fa la pianista e lui ne rimane folgorato. In un battito di ciglia sono già a passeggio insieme e in men che non si dica lui le sta dichiarando amore eterno a bordo della sua barchetta in mezzo al lago di Lugano. Tutto questo avviene in un pomeriggio, dopo una sola settimana Andrea annuncia all'incredula madre l'intenzione di sposarsi. Tutto avviene molto in fretta e ben presto Andrea sembra sempre meno attratto da Atonia e da quella sua arte che lo aveva stregato e alla quale lei, per amore, aveva  rinunciato. La vicenda si complica quando nella loro vita si insinua lo spettro della gelosia nei panni di un talentuoso violinista spagnolo, che fa riemergere in Atonia le sopite passioni accantonate in nome della famiglia e del quieto vivere con l'ossessivo marito.  

Forse un po' troppo rapido e frettoloso lo svolgimento della fase iniziale, che non consente di entrare in maniera consona nella psiche malata del protagonista e quindi di vivere con lui l'angosciante stillicidio che  lo porterà al fatale epilogo. Tanto più che lo stratagemma architettato dagli sceneggiatori per portare avanti la storia (un poco convincente Foà che incita il Pasotti con dei miseri "…Mi interessa la sua storia, vada avanti… oppure " …Potrebbe continuare domani che adesso ho sonno?…") risulta alquanto stucchevole. Tanto che sarà mai? Sta solo raccontando di avere massacrato la moglie a coltellate! La storia si dipana anche attraverso numerosi controsensi. Tutti ancora ci chiediamo: perché mai Andrea invita proprio quel violinista (causa principale della sua follia) a suonare per il compleanno della moglie addirittura a casa propria? E poi il complotto tramato alle spalle dal collega americano che arriva così, a ciel sereno, senza alcun preavviso e altrettanto velocemente viene liquidato. La scena dell'omicidio di Antonia, anziché suscitare angoscia e sgomento, rasenta il B-movie, grottesca e trash come una scena di Bad Taste. Quasi viene da pensare che se lo meriti sul serio, colta in flagrante con l'aitante violinista di fronte a due bicchieri di vino e spuntino romantico a base di musica.

La splendida fotografia di Alessio Gelsini Torresi, che ritrae una lussuosa Lugano dai toni lividi e oscuri, cornice a un lago tetro e cupo, non basta a sostenere tutto il peso di una pellicola che stenta a rimanere a galla, rischiando da un momento all'altro di venire risucchiata nell'oscurità di un gorgo. Le interpretazioni degli attori, seppur bravi (non dimentichiamo anche Maria Schnider), non riescono a legare tra di loro, forse anche per il peso dei dialoghi che sarebbero stati più consoni ad una rappresentazione teatrale. Anche la musica meriterebbe sicuramente più spazio e attenzione in quanto dovrebbe essere la scintilla che fa perdere ad Andrea il lume della ragione, ma che rimane inspiegabilmente in secondo piano delegata a semplice commento sonoro alle immagini. Comunque una cosa è certa: dopo aver visto la Incontrada in queste vesti, guardare Zelig non sarà più la stessa cosa.

 
 
 
 
 
 
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Commenti
 

I lettori hanno scritto 3 commenti

 
 
utente
beckim
  • indirizzo IP 213.82.25.130
  • data e ora Mercoledì 13 Dicembre 2006 [8:51]
  • commento Sciara o Sciarra? Atonia o Antonia?
 
 
 
 
 
utente
Luigi
  • indirizzo IP 151.52.125.145
  • data e ora Mercoledì 13 Dicembre 2006 [11:11]
  • commento Stai cercando un posto come correttore di bozze?
 
 
 
 
 
utente
Sara
  • indirizzo IP 151.38.135.241
  • data e ora Mercoledì 13 Dicembre 2006 [11:28]
  • commento o come "creativo" dell'esselunga
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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