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libera critica cinematografica

 
 
 
 
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Il voto del redattore

  • voto
  • 4/5
  • valutazione
  • Apparentemente provocatorio, un nuovo dramma del grande regista taiwanese sul moderno essere umani
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Il voto dei lettori

  • voto medio
  • 3.8/5
  • numero votanti
  • Questo film è stato votato da 14 lettori
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Info

Il gusto dell'anguria

di Tsai Ming-Liang

 
    Dati
  • Titolo originale: The wayward cloud/Tian Bian Yi Duo Yun
  • Soggetto: Tsai Ming-Liang
  • Sceneggiatura: Tsai Ming-Liang
  • Genere: Musicale - Sentimentale
  • Durata: 109 min.
     
  • Nazionalità: Francia, Taiwan
  • Anno: 2005
  • Produzione: Arena Films, Homegreen Films, Arte France Cinema
  • Distribuzione: Bim
  • Data di uscita: 00 00 0000
 
 
 
 
 
 
 
 
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Recensione

La solitudine in corpo

di Eduard Le Fou

Nuovo capitolo dell'ideale saga di Hsiao-Kang, il personaggio buffo e solitario interpretato dall'attore feticcio Lee Kang sheng (una sorta di Antoine Doinel/Jean-pierre Leaud, che non a caso appaiono anche in Che ora è laggiù), protagonista di quasi tutti i film del maestro taiwanese Tsai Ming liang.
Il gusto dell'anguria si ricollega proprio alle vicende dello splendido Che ora è laggiù, in cui Hsiao-Kang, allora veditore ambulante di orologi, entrava in fugace contatto, innamorandosene, con la gentile Shiang-Chyi (Chen Shiang-Chyi), che però partiva per una ostile Parigi .
Questa volta i due si rincontrano per caso e si frequentano: lei, tornata a Taipei, ora lavora in un museo mentre lui fa adesso l'attore di film porno, il cui set si trova proprio qualche piano più su dell'appartamento di lei. E Taiwan, anch'essa protagonista fisso dei film del regista, ha di nuovo cambiato velocemente il suo profilo: nuovi moderni e desolanti quartieri nascono dal nulla, ma stavolta - anzichè essere bagnata dalla pioggia che incessantemente cadeva nei film precedenti - è vittima di un forte siccità che porta i protagonisti a dissetarsi e a lavarsi nei modi più ingegnosi e improbabili. Ad esempio proprio le angurie del titolo si trasformano a seconda dei casi in strumenti per alleviare bisogni e pulsioni fisiche di ogni sorta.
L'altro film di Tsai Ming liang a cui la sceneggiatura de Il gusto dell'anguria fa riferimento è The Hole-Il Buco: in quello Taiwan era vittima di un male che affligeva la popolazione (un virus che rendeva intollerabile la vista della luce), in questo la siccità; e in comune all'interno della narrazione dei coloratissimi, allegri e clowneschi inserti musicali, una sorta di sogni cantati tramite i quali i protagonisti rielaborano la triste realtà in cui sono sprofondati. In linea generale la cifra stilista di Tsai Ming liang resta immutata anche in questo nuovo lavoro: lunghissimi piani-sequenza a telecamera fissa, fotografia spoglia e sapiente composizione interna dell'inquadratura, che registrano la minimale gestualità di personaggi quasi completamente silenti, i cui corpi e sguardi che sono il vero filo conduttore emotivo di un plot quasi inesistente.
L'unica vera novità narrativa rispetto al passato è una sorta di cambio di polarità delle leggi che regolano l'attrazione dei corpi all'interno del desolante universo umano dei film dei regista. Sesso e acqua sono i simboli che meglio esprimono questo cambio d'intensità. Così come in passato l'acqua metteva in collegamento le storie di personaggi lontani e solitari, che spesso nemmeno venivano in contatto fra di loro, ora invece l'assenza di acqua sembra quasi spingere i due protagonisti ad una vicinanza, ad una comunanza spirituale molto più marcata.
In fondo tutti i personaggi che popolano le pellicole di Tsai Ming liang altro non sono stati finora che mesti fantasmi in cerca di un barlume di umanità nel mondo, superbamente resi in immagini, ad esempio, in Goodbye, Dragon Inn, il penultimo film del regista, finora colpevolmente inedito in Italia. Ne Il Gusto dell'anguria invece la fisicità e l'attenzione sui corpi (soprattutto quello di Lee Kang sheng) sono molto enfatizzati. Di qui la scelta di tante sequenze di sesso: esplicito, disumanizzato e meccanico come quello raffigurato nel contesto del set di un film porno; oppure assente, alluso, drammaticamente agognato ma non consumato tra i due protagonisti. Una sessualità che però non fa altro che accentuare lo stato di separazione e incomunicabilità vissuto da questi corpi desideranti, che riescono finalmente a risolvere soltanto nel climax della scena conclusiva: un coito orale raggiunto per interposta persona e in voyeristica attesa. Un finale allo stesso tempo disturbante e commovente; quasi ottimista per essere in un film di Tsai Ming liang, perchè lascia comunque un senso di speranza alla domanda che lo stesso regista ha dichiarato di essersi posto girando questo film:

 "C'è ancora spazio per la passione, per quella pulsione profonda e misteriosa che a volte esprimiamo anche con il sesso?".

 
 
 
 
 
 
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Commenti
 

I lettori hanno scritto 7 commenti

 
 
utente
fagiolo
  • indirizzo IP 193.43.141.4
  • data e ora Martedì 31 Gennaio 2006 [15:25]
  • commento pretenzioso, noioso,inutile
 
 
 
 
 
utente
vane
  • indirizzo IP 84.221.28.24
  • data e ora Sabato 19 Agosto 2006 [17:39]
  • commento questi è il film + brutto ke io abbia mai visto!!!!!! come si fa a vedere un film senza praticamente dialoghi , ke scorre ad un ritmo zero e ke nn ha neanke una trama???? è veramente inguardabile!!!
 
 
 
 
Pagine: 1 2
 
 
 
 
 
 
 
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