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libera critica cinematografica

 
 
 
 
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Voti

Il voto del redattore

  • voto
  • 2.5/5
  • valutazione
  • Mezza cinepresa in meno per la devastante incapacità di Dj Francesco
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Il voto dei lettori

  • voto medio
  • 3.3/5
  • numero votanti
  • Questo film è stato votato da 3 lettori
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Info

Robots

di Chris Wedge e Carlos Saldanha

 
    Dati
  • Titolo originale: Robots
  • Soggetto: Jim McClain, Ron Mita
  • Sceneggiatura: Lowell Ganz, Babaloo Mandel
  • Genere: Fantastico - Animazione
  • Durata: 85 min.
     
  • Nazionalità: U.S.A.
  • Anno: 2005
  • Produzione: Blue Sky Studios, Fox Animations Studios
  • Distribuzione: 20Th Century Fox Italia
  • Data di uscita: 00 00 0000
 
    Cast
 
 
 
 
 
 
 
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Recensione

Ma Winnie the Pooh a Dj Francesco gli verrà zio?

di Luigi Faragalli

A volte penso che le favole siano un crudele inganno perpetrato dalla componente adulta della società nei confronti di chi è troppo giovane per comprendere il raggiro. Mi chiedo se sia davvero necessario proporre dei modelli di realtà tanto falsati, edulcorati fino alla vera e propria menzogna. Si vogliono mantenere i cuccioli di uomo lontani dalla cruda e spesso per niente felice vita di tutti i giorni oppure ci si vergogna un po' del mondo indecente che lasciamo loro in eredità e si cerca di non farlo sembrare poi tanto male? In definitiva le favole sono protezione o ipocrisia?
Paradossalmente la parte più riuscita di Robots è quella più aderente alla realtà, ovvero uno stravolgimento della linea narrativa felice e cinguettante ad opera dei personaggi identificabili come cattivi. Purtroppo tale stravolgimento sarà destinato ad esaurirsi presto grazie agli eroi, i quali riporteranno il mondo alla primigenia armonia. Uno schema estremamente semplice e classico quindi, non degno di analisi se non fosse per una peculiarità non indifferente: il mondo stravolto dai cattivi è vero, è la realtà, la nostra realtà, è dunque per lo spettatore molto meno alieno rispetto all'alternativa antecedente alla perturbazione ad opera delle forze maligne.
Si parte infatti in un mondo di macchine le cui fattezze sono ricalcate sui vecchi giocattoli di legno e latta che la maggior parte del pubblico a cui il film si rivolge non è in grado di ricordare per esperienza diretta. Talvolta essere nato in una regione arretrata può incredibilmente offrire qualche vantaggio, se non altro in termini di conoscenze fuori dal comune. Ricordo infatti alla perfezione una serie di giocattoli arrivati nelle mie mani da piccolo seguendo le vie traverse dei lasciti, delle eredità e dei cassetti non più aperti da anni da nonne occupate a fare altro. Ricordo un trenino di latta verde smeraldo, una trottola sempre di latta rossa e blu, di quelle che dovevi far andare su e giù un pomello fissato all'estremità di una lunga vite, e poi una trottola più piccola e più micidiale fatta in casa, intagliata nel legno e con un grosso chiodo come punta, si tirava con abile mossa di polso e spago e spaccava le mattonelle della cucina che era un piacere.
Ricordo anche un soldatino col nasone e le braccia che andavano su e giù su un tamburo, ma lì cominciava a comparire già qualche pezzo di plastica. Ma non solo giocattoli, c'era il macinino del caffé che si chiudeva con lo spicchio girevole ed aveva la manovella rotante sopra, c'erano le scatole dei biscotti di latta e i bordini arrotolati e luccicanti, le radio con le grate, i due pomelloni e la lancetta rossa che scorreva da una parte all'altra, c'era la sveglia con le galline dalla testa mobile che beccavano a turno e poi c'erano le Cinquecento e le Lambrette.

Tutte forme e colori che si ritrovano nei modelli 3D creati per Robots, un'estetica da design industriale fine anni sessanta, là dove fu il boom economico nostrano. Per qualche strana ragione sono forme che sembrano care, familiari, gentili, amichevoli.
C'erano un sacco di cose affascinanti negli oggetti di quell'epoca, intanto i materiali, veri, reali, tangibili e solidi, si scheggiavano, erano taglienti, erano belli. Non solo i materiali però, anche i meccanismi: c'erano leve, ingranaggi, scappamenti, manovelle, bielle, pistoncini, rotaie, carrucole, cerniere, era tutto ingegnoso, meraviglioso.
Si parte dunque in un mondo in cui dei robot fatti e colorati così vivono sereni, hanno le loro famigliole, comprano ed assemblano i propri bambini, li guardano crescere, rimediano pezzi di ricambio qua e là da cugini e parenti e tutto fila liscio. Un idillio con tanto di benefattore, il titano dell'industria che apre le porte a tutte le nuove idee, che produce ricambi per tutti, che tutto può riparare e che tutto fa andare per il verso giusto: Bigweld, il Gransaldato.
Bigweld è un modello per tutti, il miglior robot pensano in molti. Ed è un modello anche per un giovanotto desideroso di vivere un pezzetto di sogno (americano? occidentale?), ovvero partire dalla piccola cittadina pieno solo di buona volontà e buone idee e diventare un pezzo grosso nella grande metropoli, il suo nome è Rodney Copperbottom, il Culodirame. Fin qui lo schema assolutamente classico e qui, esattamente in questo punto, i cattivi entrano in scena trasformando la favola in… realtà.

Il libero mercato irrompe nel mondo dell'animazione, un capitano d'azienda giovane e rampante, non a caso con una lucida pettinatura a pinna di squalo, punta sul look, sull'immagine, sul marketing, punta a far quattrini e che muoiano pure tutti i rugginosi che non possono permettersi fiammanti componenti nuovi di zecca, non si fanno più pezzi di ricambio, non si fa più beneficenza, si fanno soldi, poco importa chi ci crepa, si fanno soldi e basta.
Inutile andare avanti con particolari relativi alla struttura narrativa, non è difficile immaginare lo svolgimento seguente della storia, ciò che torno a definire singolare è come ad un ipotetico giovane spettore venga proposto come naturale un mondo irreale e come cattivo e crudele un mondo incredibilmente simile a quello vero. Forse sarebbe il caso di non raccontare storie su mondi in cui si vive bene, forse sarebbe il caso di cominciare a farli sul serio.

Ad esempio, io vorrei una piccola spiegazione, ho una domanda che non può non venire posta, soprattutto in relazione a questi mondi in contrasto mostrati nella pellicola, la bontà contro il profitto, la fratellanza ed il sostenersi vicendevolmente contro l'egoismo e l'arricchimento privo di scrupoli.
Robots è un film d'animazione dignitoso, tecnicamente pregevole, a tal proposito si guardi la scena della lotta/danza sulle biglie di metallo, è anche divertente in più di un'occasione, vedasi lo stacchetto alla Britney di Fender, per quale insondabile ragione legata sicuramente al vile denaro è saltato in mente a qualcuno di trasformarlo nella prova inoppugnabile dell'incapacità al doppiaggio di tale Dj Francesco, al secolo Francesco Facchinetti, figlio degenere dei Pooh?

DJ Francesco è semplicemente scandaloso, ha la capacità interpretativa di un termosifone, e vorrei evitare di spenderci altre parole.
Avanti, io sono qua ed aspetto una risposta, se qualcuno dalla 20Th Century Fox Italia è così gentile da spiegarmi quanto ha fruttato l'idea secondo indagini di mercato e riscontri al botteghino, quanto hanno guadagnato in termini economici da questa mossa geniale, se qualcuno può spiegarmelo forse mi convincerò che non è stata una colossale stupidaggine e che rovinare un film d'animazione è stato un prezzo tutto sommato accettabile… forse.

 
 
 
 
 
 
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Commenti
 

I lettori hanno scritto 10 commenti

 
 
utente
Amy
  • commento Questo film mi ha convinta a non rottamare la mia Fiesta_non_catalitica classe 1990 :)
 
 
 
 
 
utente
Sara
  • commento In lingua originale Ewan McGregor, in italiano il nipote di winnie the pooh. si aspetta il dvd e si cancella l'audio italiano.
 
 
 
 
 
utente
Rugabeaux
  • commento Trovo le recensioni di questo redattore sempre molto divertenti. Complimenti.
 
 
 
 
 
utente
copronimo
  • commento dj francesco, perchè esisti?
 
 
 
 
 
utente
Angelus
  • commento Ah, Dj, rispondi tenendo presente che "l'isola dei famosi" non è una motivazione.
 
 
 
 
Pagine: 1 2
 
 
 
 
 
 
 
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