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libera critica cinematografica

 
 
 
 
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Locandina
 
 
 
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Trama

Suicidi e polizze sulla vita. Un assicuratore alle prese con un mistero, una moglie che teme per se stesa.

 
 
 
 
 
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Voti

Il voto del redattore

  • voto
  • 3/5
  • valutazione
  • Un horror insolito.
  •  
 
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Il voto dei lettori

  • voto medio
  • 3/5
  • numero votanti
  • Questo film è stato votato da 1 lettore
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Info

Black House

di Terra Shin

 
    Dati
  • Titolo originale: Black House
  • Soggetto: Yûsuke Kishi (romanzo)
  • Sceneggiatura: Lee Young-jong, Kim Sung-ho
  • Genere: Giallo - Horror
  • Durata: 104 min.
     
  • Nazionalità: Corea del Sud
  • Anno: 2007
  • Produzione: CJ Entertainment
  • Distribuzione: Ripley's Film
  • Data di uscita: 25 07 2008
 
 
 
 
 
 
 
 
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Recensione

Horror estivo? Meglio coreano!

di Sara Troilo

Ingrediente di ogni estate è senza dubbio il film horror e, dopo interi bastimenti di film adolescenziali americani, ecco il made in Corea del Sud. Dalle villette statunitensi occupate da ragazzi di tendenza e urlatrici biondissime ci si trova catapultati nel peggiore dei mondi possibili: la Black House è un'orrida catapecchia che cade a pezzi, i suoi inquilini sono una donna con una malformazione ad un piede e suo marito, inquietante e autolesionista. Il protagonista del film, Jeon Juno (Jeong-min Hwang) lavora presso una società di assicurazioni dove indaga sulle richieste di risarcimento e si imbatte nell'allegra famigliola della catapecchia scoprendo il cadavere del figlio dei due appeso al lampadario della propria camera da letto. Ovviamente i genitori pretendono che l'assicurazione paghi, la polizia conferma la tesi del suicidio, ma Jeon Juno si incaponisce sull'omicidio e non vuole pagare il premio. Stiamo parlando di una condizione economica tale per cui, alcuni anni prima, molti uomini si congelavano un dito della mano per tagliarselo e poi essere risarciti dall'assicurazione. E di una nettissima distinzione tra classi sociali. L'assicuratore, sposato a Mina, un medico, vive in un piccolo appartamento con cagnolina e pesci rossi, sul lavoro è molto scrupoloso e si pone subito come l'antagonista ideale degli abitanti della Black House. Il suo inconscio però ci viene rivelato all'inizio del film, con un incubo in cui l'uomo ricorda il suicidio del fratellino avvenuto davanti ai suoi occhi. Il senso di colpa è evidente, la sua condotta morale e il suo essere irreprensibile nascono da una ferrea volontà di mondare se stesso da quello che ha vissuto più come un delitto che come un suicidio.


Il contesto è quello di povertà e di malattia mentale, non c'è nulla di soprannaturale in questo horror che si vota alla psicologia e butta un occhio ad una realtà sociale difficile che è quella che sceglie come cornice. Juno mette tutto se stesso nel lavoro, traumi compresi, tant'è vero che al suo primo giorno in agenzia riceve la telefonata di una donna che si informa se, in caso di suicidio, il premio possa essere riscosso, egli non risponde in modo professionale, ma personale, mettendoci anche il proprio vissuto. Allo stesso modo, trovando il cadavere del figlio dei suoi clienti che dondola impiccato, non può evitare di farsi coinvolgere, rivivendo anche la morte del fratellino che si è buttato nel vuoto davanti ai suoi occhi. Di fronte ad una realtà tanto aberrata, Juno decide di non proteggersi, ma di impegnare anima e corpo per risolvere il mistero da solo. Senza pensare alle conseguenze per sé e per la propria famiglia.


Ottima la costruzione degli ambienti desolati della casa nera, così come la psicologia dei personaggi che regge l'intero film. Il modo di girare è attento ai dettagli e rispettoso di ogni soggetto e culmina, in alcuni momenti, in immagini bellissime e dense di significato. La lontananza che si assottiglia man mano tra i due stili di vita di Juno e di Chung-Bae (Shin-il Kang) e i cambiamenti attraverso cui i due uomini passano durante il film è ciò che fa crescere l'inquietudine nello spettatore. Il disegno dell'efferatezza umana, causata da traumi infantili o meno, è convincente così come è pregevole il delineare due vie differenti di reazione umana. Le due donne del film Mina (Seo-hyeong Kim), medico votato ai propri pazienti e moglie di Juno e Lee Hwa Shin (Yu Sun), moglie tenebrosa di Chung-Bae sono caratterizzate in modo più deciso e non subiscono grandi mutamenti durante la vicenda, come se avessero una personalità più sviluppata e non semplice da modificare.  O come se non si fossero mai misurate con realtà altre da quelle in cui sono nate e cresciute. Perchè altra componente importante e sottile del film è il suo misurarsi con gli stereotipi a volte negandoli, altre volte giocandoci semplicemente. Già a partire dal titolo Black House, così scoperto, così evidente, così frequentato, eppure non è quello che ci si aspetta da decenni di case nere viste e riviste.  Volendo azzardare un paragone tra gli horror adolescenziali targati USA, noiosi e prodotti in serie e questo piccolo film coreano che si confronta con la realtà e con il manicheismo di bene e male che lottano: Corea del Sud batte USA 10 a 0.


Concludo con una nota riservata ai cinefili animalisti (quindi anche cinofili) per dire che ci sono scene in cui si vedono animali uccisi, ma a violenza già avvenuta (lontano anni luce dalle brutture di alcuni film di Kim Ki-duk ma anche dalla gratuità di quell'inutile Halloween - The Beginning), e per augurarmi che questo trend di dipingere gli assassini come gente che durante l'infanzia incrudeliva su animali indifesi sia una tendenza passeggera perchè non se ne può più, è un topos già usurato.

 
 
 
 
 
 
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Commenti
 

I lettori hanno scritto 1 commento

 
 
Chiara Orlandi
Chiara Orlandi
  • indirizzo IP 213.140.11.141
  • data e ora Lunedì 11 Agosto 2008 [16:00]
  • commento non ho visto il film ma quando me ne sono occupata in radio me lo sono segnato da vedere. il cinema USA prosegue sulla strada del logoramento qualitativo. si salva solo il Sundance di Redford
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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